Madeleine Delbrêl guida al discernimento [141-174]

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Madeleine Delbrêl (1904-1964) fa parte dei protagonisti della ricca stagione ecclesiale che ha preceduto il concilio Vaticano II. L’articolo vuole documentare la convinzione che l’«obbedienza creativa» con cui ha abitato le frontiere della Chiesa, in particolare quelle degli ateismi e dei messianismi secolarizzati contemporanei, fa di lei una sorta di «madre del deserto» capace di offrire criteri sapienti di grande attualità per i discernimenti necessari al nostro tempo. Ripercorrendo alcuni momenti significativi del suo cammino vocazionale e certi nodi «epocali» da lei affrontati, emergono importanti criteri di discernimento. Innanzi tutto l’assoluto della carità, incarnata nel vangelo, interpella il cristiano dentro l’oggi della sua storia. Il nostro mondo in rapido cambiamento reclama con urgenza la testimonianza dell’originalità dei cammini evangelici nel tessuto della vita quotidiana. Perché questo si attui in maniera autentica, senza intaccare l’unicità e l’universalità dei due comandamenti dell’amore, occorre testimoniare insieme la preferenza per Dio, la volontà di fare propria la prassi concreta di Gesù attestata dal vangelo, una prossimità fraterna con le persone che ci circondano e la piena comunione ecclesiale. In secondo luogo, lo sguardo portato sull’abisso del nulla negli anni che hanno preceduto la conversione, accompagna tutta la storia della Delbrêl e la dispone a prendere sul serio la sfida posta dagli ateismi contemporanei e a sentire verso i non credenti un sovrappiù di solidarietà. Poco alla volta arriva a formulare, anche alla luce di un’originale rilettura dell’insegnamento spirituale di san Giovanni della Croce, la convinzione che, per quanto paradossale possa sembrare, gli ambienti atei in cui il cristiano è chiamato a vivere sono una «condizione favorevole alla conversione» a una vita cristiana autentica.

(Autore: Luciano Luppi)

Indice del n.21 (I/2007)

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